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Dal patriarcato latino di Gerusalemme condanna del genocidio siriano

27/06/2013 : 14:48

Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 63/13 del 19 giugno 2013, Santa Giuliana Falconieri

Dal patriarcato latino di Gerusalemme condanna del genocidio siriano

Patriarca Twal: «Siamo la Chiesa del calvario. Siria? Meglio vivere sotto un
dittatore che cambiare al prezzo di 80 mila morti»

Intervista al patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal: il conflitto in
Siria, il processo di pace tra israeliani e palestinesi e il dramma dei
cristiani in Medio Oriente

Patriarca, che cosa significa che la Chiesa di Gerusalemme è la Chiesa del
calvario?
La mia Chiesa è la Chiesa della croce, della sofferenza, dell¹occupazione,
dell¹emigrazione dei cristiani, della libertà che manca a tutti i cristiani
del Medio Oriente di venire qui e pregare. Ma se pensiamo a Iraq, Siria ed
Egitto vediamo che da due o tre anni tutto il Medio Oriente è la Chiesa del
calvario, il calvario della violenza.

A inizio anno ha lanciato questa provocazione: «Se anche la Giordania
diventa instabile, dove andremo, in Arabia Saudita?».
Grazie a Dio adesso non dobbiamo aver paura di una cosa che non è successa e
spero non succederà mai. Sono stato da poco in Giordania: anche se non al
cento per cento, è l¹unico paese del Medio Oriente dove c¹è stabilità
politica e psicologica. Anche le famiglie sono più serene, abbiamo superato
la crisi, la paura. Non a caso nel nostro seminario il numero più grande di
seminaristi viene proprio dalla Giordania. Ma vorrei sottolineare anche
un¹altra cosa. Il 30 maggio scorso, alla presenza del governo, di diversi
ambasciatori e del re di Giordania Abd Allah II, con gioia e orgoglio
abbiamo inaugurato in modo solenne l¹università di Madaba. L¹università
funziona da due anni, è cattolica, appartiene al patriarcato, però ha un
cuore grande ed è aperta a tutti. Abbiamo studenti da tutto il Golfo: Arabia
Saudita, Oman, Iraq, Siria, Giordania, Israele e Palestina. In Giordania
oggi tutti possono arrivare senza limitazioni, è l¹unico paese così rimasto
in Medio Oriente.

Oggi la situazione più grave la vive sicuramente la Siria. È preoccupato per
la sorte dei cristiani?
Non sono preoccupato solo per i cristiani ma per tutti gli abitanti della
Siria. I cristiani infatti sono parte integrante della popolazione. Che la
Siria abbia bisogno di riforme è vero, anche noi ne abbiamo, ma passare
dall¹esigenza delle riforme alla distruzione di tutto il paese perché alcuni
vogliono il cambiamento, questa è un¹altra cosa e noi capi religiosi del
Medio Oriente non siamo d¹accordo.

Ma in Siria c¹è un regime.
Tra vivere con un regime imperfetto, dittatoriale e cercare di cambiarlo
facendo 80 mila morti e un milione e mezzo di rifugiati, ebbene, io
preferisco vivere con un regime imperfetto e con un dittatore. Non si
possono accettare 80 mila morti e milioni di rifugiati per il gusto di
cambiare. Tutto l¹Occidente e l¹America hanno vissuto per anni con regimi
che non erano certo esemplari. E ancora oggi si convive e si collabora con
tante dittature che non rispettano al cento per cento i valori di libertà e
dignità che l¹Occidente proclama. Ma io provo pena nel vedere 800 mila
rifugiati in Giordania che vivono dell¹elemosina del mondo intero. Ecco
perché ringrazio la solidarietà mondiale, quella italiana e quella
americana, quella musulmana del Golfo e quella della Caritas, ma preferirei
avere evitato il problema e non avere bisogno oggi di ringraziare per questi
aiuti.

In Siria da oltre un mese sono stati rapiti due vescovi ortodossi. Avete
qualche notizia?
Non abbiamo nessuna notizia. Durante il regime di Assad padre e Assad figlio
non avevamo mai avuto vescovi sequestrati. Ma ora c¹è il cambiamento, ora
vogliamo migliorare e il risultato è che succedono questi fatti tristi.

Non si fida dei ribelli che combattono contro Assad?
Tutti gli estremisti musulmani della Giordania, di cui tanto abbiamo paura,
si sono trasferiti in Siria. Per me è il colmo vedere che ora collaboriamo
con loro, lo ripeto: è il colmo. L¹Europa, che professa valori di prima
classe, come può arrivare a un punto tale di collaborazione con gente che fa
paura a loro stessi, fa paura ai loro popoli, fa paura ai nostri regimi
arabi e fa paura anche a voi italiani, che tanto temete l¹estremismo
religioso?

In Europa, soprattutto Francia e Regno Unito vorrebbero armare i ribelli e
rafforzarli per sconfiggere Assad.
Ottantamila morti non ci bastano? Vogliamo ancora più vittime e distruzione
per cambiare questo famoso regime di Assad? Bene, inviamo le armi ai ribelli
e avremo la certezza che i morti aumenteranno. Mettiamo però sulla bilancia
il prezzo che stiamo pagando con i risultati.

Se il risultato fosse la fine della guerra civile?
E che cosa viene dopo? Cosa succederà dopo? Prendiamo l¹Iraq, ci soddisfa la
sua situazione oggi? Abbiamo davanti agli occhi l¹esempio della Libia,
dell¹Egitto, abbiamo tanti esempi, non dobbiamo essere ciechi. Chi viene
dopo da meritare così tanti sacrifici, tutte queste vite distrutte, tutto il
paese distrutto? Per chi, per che cosa? Facciamo un bilancio. Se ne vale la
pena, allora ringraziamo il Signore, altrimenti chiediamoci dove ci porta
questa avventura. Noi sappiamo bene come si comincia una guerra ma non
sappiamo come andrà a finire. Se uno mi dicesse: dopo il cambiamento, voi
cristiani e patriarchi avrete queste e queste cose che non avete mai avuto
con Assad. Allora forse daremmo la nostra benedizione, ma noi non sappiamo
dove andiamo. Come posso oggi benedire tanti massacri e tanti morti?

Tornando a Gerusalemme, come giudica il tentativo da parte del segretario di
Stato americano John Kerry di far ripartire i dialoghi di pace tra
israeliani e palestinesi?
(sospira) Una volta un ministro italiano di cui non voglio fare il nome anni
fa è venuto da me e mi ha detto: ³Stiamo per far rivivere il processo di
pace². Io gli ho risposto: ³Onorevole, mi chiedo perché non andiate mai
direttamente alla pace². Sono 50 anni che procediamo ma non siamo arrivati a
niente. Io ringrazio Kerry, ringrazio i partner israeliani e palestinesi,
noi appoggiamo tutto e speriamo. Però ci siamo stancati di processi,
processi, processi. Io prego di sbagliarmi ma ho paura che non ci sia una
buona volontà politica di fare la pace. Entrambi i popoli hanno il desiderio
della pace, ma c¹è tanta paura e sfiducia. E anch¹io ho paura.

Qual è la priorità oggi per la Chiesa di Gerusalemme?
Vivere in pace, lavorare in pace, fare del bene in pace, far vivere le
nostre istituzioni in pace, lasciarci lavorare per il bene di tutti. In pace

Avete ancora speranza nella fine del calvario?
Essere la Chiesa del calvario significa anche essere la Chiesa della
resurrezione, della speranza, della gioia di vivere, della collaborazione,
del lavoro e del dialogo con tutti per arrivare alle soluzioni migliori. Con
più giustizia, serenità e pace per tutti. Ringrazi da parte mia l¹Italia,
perché da voi il governo, il popolo e la Chiesa sono sempre stati vicini
alla Terra Santa e a tutti i suoi abitanti. Continuate a dire la verità.
 

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